venerdì 6 gennaio 2017

8 GENNAIO 2017 | BATTESIMO DI GESÙ - ANNO A | LECTIO DIVINA


8 GENNAIO 2017 | BATTESIMO DI GESÙ - ANNO A | LECTIO DIVINA

"Nel Battesimo di Cristo al Giordano hai operato segni prodigiosi "
La festa del Battesimo del Signore ha riacquistato nuovo splendore nell'ultima riforma liturgica.
E questo, credo, per un doppio motivo: prima di tutto, per il suo profondo significato teologico che, del resto, viene messo in evidenza dalla concorde testimonianza evangelica (i Sinottici e Giovanni); in secondo luogo, perché il Battesimo di Gesù rimanda al nostro Battesimo, che da quello attinge tutta la sua forza per trasformare la nostra opaca esistenza umana in quella di autentici "figli" di Dio. Proprio per questo nella Liturgia orientale si consacra oggi l'acqua battesimale e si battezzano i catecumeni.

Il generale "contesto" liturgico
Oltre alle letture bibliche, ci aiutano a capire il senso della festa odierna le diverse orazioni e specialmente il solenne Prefazio proprio.
Incominciamo da quest'ultimo, che così ci invita a ringraziare Dio: "Nel Battesimo di Cristo al Giordano tu hai operato segni prodigiosi per manifestare il mistero del nuovo lavacro: dal cielo hai fatto udire la tua voce, perché il mondo credesse che il tuo Verbo era in mezzo a noi; con lo Spirito che si posava su di lui come colomba hai consacrato il tuo Servo con unzione sacerdotale, profetica e regale, perché gli uomini riconoscessero in lui il Messia, inviato a portare ai poveri il lieto annuncio".
Del mistero del Battesimo del Signore si sottolineano qui tre realtà di particolare importanza: la prima fa riferimento al "nuovo lavacro", che dal Cristo disceso nelle acque del Giordano viene istituito e offerto a tutti i credenti; la seconda richiama alla sua solenne proclamazione come "Figlio di Dio", fatta dalla voce che viene dal cielo; la terza ricorda la sua "consacrazione" sacerdotale, profetica e regale ad opera dello Spirito che lo investe della sua potenza.
La Colletta riassume un po' tutti questi elementi, insistendo sul fatto della nostra "rinascita" battesimale e sulle conseguenze che ne derivano: "Padre onnipotente ed eterno, che dopo il Battesimo nel fiume Giordano proclamasti il Cristo tuo diletto Figlio, mentre discendeva sopra di lui lo Spirito Santo, concedi ai tuoi figli, risanati dall'acqua e dallo Spirito, di vivere sempre nel tuo amore". L'Orazione dopo la Comunione unisce il tema dell'ascolto della "parola" con l'impegno a vivere da "veri" figli di Dio: "O Padre misericordioso, che ci hai nutriti alla tua mensa, concedi a noi tuoi fedeli di ascoltare come discepoli il tuo Cristo, per chiamarci ed essere realmente tuoi figli".
Le tre letture bibliche, poi, commentano in maniera convergente il mistero del Battesimo di Gesù, richiamandosi mirabilmente fra di loro, come subito vedremo.

"Lascia fare per ora, poiché conviene che adempiamo ogni giustizia"
Fondamentale è il racconto evangelico, che nella redazione di Matteo ha anche qualche particolarità in rapporto agli altri due Sinottici; ad esempio, la scena iniziale, con cui Giovanni tenta di impedire a Gesù di farsi battezzare, è riportata solo dal primo Evangelista; inoltre, la solenne manifestazione di Gesù come "Figlio di Dio" è alla terza persona, invece che alla seconda come hanno Marco (1,11) e Luca (3,22), quasi a sottolineare che la proclamazione messianica di Gesù, più che a lui, è rivolta a tutti gli uomini perché credano.
La reazione di Giovanni davanti a Gesù, che vuol essere da lui battezzato, esprime non soltanto la meraviglia del Precursore, ma degli stessi primi cristiani che stentavano ad accettare un gesto di così profonda umiliazione. Il battesimo di Giovanni, infatti, voleva essere un rito di penitenza e di "conversione". E di fatti poco prima, parlando della predicazione del Battista e del suo grande successo, Matteo annota: "Allora accorrevano a lui da Gerusalemme, da tutta la Giudea e dalla zona adiacente il Giordano; e, confessando i loro peccati, si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano" (3,5-6).
È chiaro perciò che Gesù intendeva compiere un gesto di umiltà e di solidarietà con tutti gli uomini "peccatori", lui che è l'unico "senza peccato" (cf Gv 8,46).
E non solo questo: ma anche un gesto di "sostituzione" e quasi di appropriazione dei peccati degli uomini per distruggerli nel suo stesso corpo, "sul legno della croce", come si esprimerà san Pietro (1 Pt 3,24). Non è una mera coincidenza, perciò, che il Battista proprio in quella occasione abbia proclamato solennemente: "Ecco l'agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo" (Gv 1,29). Le parole del Precursore interpretano il significato del gesto che Gesù stava compiendo in quel momento.
E questa funzione di assunzione e di demolizione del "peccato" Gesù l'"adempie" proprio attuando, ora e in tutti i successivi momenti della sua vita, quanto dichiara al Precursore: "Lascia fare per ora, poiché conviene che così adempiamo ogni giustizia" (v. 15).
Il termine di "giustizia" (dikaios´yne) è caratteristico del primo Vangelo1 e vuole esprimere la fedeltà nuova e radicale alla "volontà" di Dio,2 che Gesù è venuto a predicare agli uomini e che egli vive per primo: "Poiché io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli" (5,20).

"E vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba"
La seconda parte del brano evangelico, che ci descrive la discesa dello Spirito su Gesù mentre sta risalendo dalle acque del Giordano, è come una contrapposizione alla precedente scena di umiliazione: Gesù si abbassa, il Padre invece lo esalta, mandandogli lo Spirito e proclamandolo suo "Figlio prediletto" (v. 17), cioè riconoscendolo come Messia.
Il linguaggio, qui adoperato dagli Evangelisti, allude a qualcosa di "fisico" che si è verificato attorno a Gesù, oppure solamente a una presa di coscienza della sua missione salvifica, che proprio in tale forma dimessa doveva prendere pubblico avvio?
Non è facile risolvere il problema, tanto più che Matteo, come gli altri Sinottici, adopera frasi approssimative: "Ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui" (v. 16). Il riferimento alla "colomba" è allusivo-simbolico: la colomba del diluvio, oppure la colomba presa come simbolo d'Israele.3 Anche "l'aprirsi dei cieli" sta a significare che ormai in Cristo si ricompongono cielo e terra: attraverso il Messia gli uomini possono risalire fino a Dio.
Senza perderci in ulteriori dettagli, possiamo far nostra la seguente affermazione di un noto esegeta: "Al di là del rivestimento teologico e della sistemazione di questa scena, raggiungiamo una duplice realtà: la presenza in Gesù dello Spirito che lo spinge e lo fa agire, a partire dal suo battesimo dato da Giovanni; la coscienza che ebbe Gesù, illuminato da Dio, della sua missione messianica".4

"Questi è il Figlio mio prediletto"
Una "missione", però, molto lontana dalle attese correnti: il suo sarebbe stato un messianismo tutto diverso da quello che piccoli e grandi, allora, in Israele si aspettavano, segnato dall'umiltà e dalla sofferenza. A questo tipo di messianismo, infatti, si rifà la voce che parla dal cielo: "Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto" (v. 17).
Le parole qui pronunciate sono riprese di peso dal primo dei famosi quattro "canti" del Servo di Jahvè, in cui si delinea, in forma progressiva, la missione di sofferenza, di umiliazione, di annientamento fino alla morte del Messia, per riscattare il suo popolo dai peccati. Il Messia, certo, sarà anche glorioso, ma dopo essere passato attraverso l'avvilimento del ripudio e del dispregio della sua gente, alla quale pur tuttavia aveva offerto solo amore e benevolenza.

"Ecco il mio servo, che io sostengo..."
La prima lettura riporta quasi per intero il primo "canto" nel quale, oltre alla citazione iniziale, troveremo non pochi altri punti di contatto con il Vangelo che abbiamo sopra commentato.
Come è facile vedere, le parole iniziali del carme di Isaia (42,1) sono riprese quasi ad litteram nel Vangelo. Solo che alla luce del mistero pasquale la pregnanza delle parole è più densa: il "servo" infatti è diventato "figlio": "Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto" (Mt 3,17). Anche filologicamente la cosa era possibile, poiché il termine greco páis della vecchia versione, così detta dei Settanta, può significare sia "servo", sia "figlio".
Ponendo "figlio", sia Matteo che gli altri Sinottici hanno voluto mettere in rilievo il rapporto "unico" ed esclusivo di Gesù con il Padre.

"Ho posto il mio Spirito su di lui"
Il brano di Isaia richiama pure a una particolare irruzione dello "Spirito" sul Messia, in forza del quale egli potrà compiere la sua missione di giustizia, di pace e di liberazione fra gli uomini: "Ho posto il mio Spirito su di lui; egli porterà il diritto alle nazioni" (v. 1). Nel testo si insiste sul "diritto" e sulla "giustizia", che il Messia dovrà ristabilire nel mondo (vv. 4 e 6). È l'equivalente della "giustizia" che Gesù dice a Giovanni di voler "compiere" nel gesto umiliante del suo Battesimo (cf Mt 3,15).
La "volontà di Dio", in cui si esprime la nostra "giustizia", non sta nella potenza e nei gesti di dominio o di sopraffazione, ma nella semplicità, nella obbedienza, nel silenzio, nell'assimilazione a tutti gli altri fratelli, sentiti come parte di noi stessi e che perciò non bisogna soffocare nei loro, sia pur smorti, guizzi di vitalità e di desiderio del bene: "Egli non spezzerà una canna incrinata, / non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta" (v. 3).

"Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nazaret"
La seconda lettura direi che assomma gli elementi più significativi della prima e della terza.
Il brano costituisce l'inizio del discorso di Pietro nella casa del centurione Cornelio, un pagano, a cui lo ha inviato lo Spirito del Signore (At 10,1.19) e che egli introduce per primo nella Chiesa: con lui e la sua "famiglia" sono i pagani che ormai hanno libero accesso, mediante il Battesimo (cf 10,47), alla salvezza. Cristo ha abolito ogni discriminazione fra gli uomini e a tutti dona il suo Spirito: veramente, come ci ha detto Isaia, egli è stato "stabilito come alleanza del popolo e luce delle nazioni" (42,6).
È evidente il rimando al Battesimo di Gesù e alla "consacrazione" nello Spirito che avvenne in quella occasione, che segna l'inizio della sua missione di salvezza: il "potere" di Satana, che egli vince con la forza dei miracoli e soprattutto con la forza della sua santità (v. 38), cominciò ad essere infranto con quel gesto sublime di umiltà e di totale sottomissione alla volontà di Dio e al servizio dei fratelli.

Il suo e il "nostro" Battesimo
Il significato di quel gesto non può non trasferirsi nel Battesimo di ogni credente, che ugualmente viene proclamato in maniera ufficiale e solenne "figlio di Dio" e viene "inviato" al mondo per rendere testimonianza allo Spirito nella luce della fede e nel fuoco della carità.
"Onoriamo, dunque, in questo giorno, il Battesimo di Cristo e celebriamo, come è giusto, questa festa. Purificatevi totalmente e progredite in questa purezza. Dio di nessuna cosa tanto si rallegra, come della conversione e della salvezza dell'uomo... Tutto è stato fatto perché diveniate come altrettanti soli, cioè forza vitale per gli altri uomini. Siate luci perfette dinanzi a quella luce immensa e sarete inondati del suo splendore soprannaturale". (S. Gregorio Nazianzeno)

Da: CIPRIANI Settimio 

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